Pubblicato da: ecoinformazioni | ottobre 26, 2010

Il centrodestra privatizza e nega di farlo

Riforma del servizio idrico: l’acqua rimane un bene pubblico. Questa la  posizione della maggioranza in regione Lombardia riportata il 26 ottobre dall’agenzia stampa Lombardia notizie. “AATO (Autorità  di Ambito Territoriale Ottimale) e i Comuni vanno ad acquisire un ruolo di fondamentale importanza all’interno della Consulta nella quale saranno inseriti. Questi, in sintesi, i contenuti del Progetto di legge di riforma del Servizio idrico integrato, approvato dalla Giunta regionale lombarda, su proposta del presidente Roberto Formigoni, di concerto con l’assessore all’Ambiente, Energia e Reti Marcello Raimondi. Il testo, prima di essere definitivamente trasformato in legge, dovrà  passare al vaglio del Consiglio regionale.

L’intervento legislativo, che è nato da un lungo e serio confronto con i Comuni e le Province durato tutta l’estate, si è reso necessario per adeguare l’organizzazione del Servizio idrico integrato agli obblighi normativi che derivano dalle nuove disposizioni statali e dalle sentenze della Corte costituzionale: “Prima di tutto – ha spiegato Raimondi – dalla legge nazionale 42/2010, la finanziaria dello scorso anno, che ha decretato la soppressione – a partire dal 1 gennaio 2011 – delle AATO e ha imposto l’obbligo di attribuire le loro funzioni ad altri soggetti, da individuarsi con legge regionale”.

“Senza di questo – ha aggiunto l’assessore – si arriverebbe alla paralisi dei servizi idrici, perché gli eventuali atti adottati dalle ex AATO, dal 2011, saranno illegittimi e come tali perseguibili. Compreso il pagamento degli stipendi ai dipendenti”. La legge non è dunque un’attuazione del cosiddetto “decreto Ronchi”, come falsamente sostenuto da alcuni. Il progetto di legge fa anche chiarezza circa due sentenze della Corte Costituzionale: la 307/2009 e la 142/2010. A questo punto la Regione ha scelto di attribuire le funzioni amministrative delle soppresse AATO alle Province e, limitatamente all’ambito della città di Milano, al Comune.

La riforma in pillole:
1)LA GESTIONE TRAMITE L’UFFICIO D’AMBITO DELLA PROVINCIA – L’organizzazione del servizio idrico integrato sarà gestita dalle Province tramite una struttura apposita, l’Ufficio d’Ambito, costituito come Azienda speciale (cioè¨ soggetto dotato di personalità giuridica), che può operare con una contabilità separata rispetto a quella della Provincia e pertanto non influire sul Patto di Stabilità di quest’ultima.

L’istituzione dell’azienda speciale deve avvenire “senza aggravio di costi per l’ente locale”. Gli incarichi di presidente, consigliere e revisore dei conti devono essere svolti a titolo meramente onorifico e gratuito. Un’importante novità riguarda i rapporti di lavoro: saranno infatti garantite le condizioni contrattuali, collettive e individuali, in godimento. Per assicurare un coinvolgimento concreto ed operativo dei Comuni nell’organizzazione del servizio, nel CdA dell’Azienda speciale deve essere garantita una rappresentanza significativa (di maggioranza, cioè almeno 3 consiglieri su 5) dei Comuni dell’ambito.

2)LA CONSULTA DEI COMUNI – Come detto, i Comuni avranno un ruolo di primo piano, grazie anche alla costituzione della Consulta: ne faranno parte tutti i sindaci dei Comuni dell’ambito. La Consulta deve rendere un parere preventivo e obbligatorio su tutti gli atti della Provincia relativi alla pianificazione d’ambito e alla determinazione della tariffa.

3) LA SOCIETÀ PATRIMONIALE – Gli enti locali hanno la facoltà di costituire una società patrimoniale (proprietaria delle reti), cui spettano le funzioni di progettazione preliminare per nuovi interventi programmati dal Piano d’Ambito, le attività di collaudo delle nuove infrastrutture e l’affidamento del servizio. Il nuovo modello di società patrimoniale è coerente con la sentenza della Corte Costituzionale n. 307/2009, che ha dichiarato incostituzionale il modello regionale di separazione tra gestione delle reti ed erogazione del servizio. Infatti le società patrimoniali non svolgeranno compiti connessi alla gestione delle reti, che restano di competenza esclusiva del gestore unico affidatario del servizio.

La società patrimoniale potrà reperire risorse economiche a tasso agevolato, come è possibile a soggetti pubblici, mettendole poi nella disponibilità del soggetto realizzatore degli investimenti e delle manutenzioni straordinarie delle reti e degli impianti, che ne hanno grande necessità. Ciò consentirà di tenere le tariffe a carico dell’utente a livelli più bassi.

4) L’ESAME REGIONALE DEL PIANO D’AMBITO – Prima della loro approvazione, i Piani d’Ambito dovranno essere inviati alla Regione, che ne verifica la coerenza con gli atti di programmazione e pianificazione regionale (Piano di tutela delle acque e Piano di distretto di bacino). Tutto ciò consentirà alla Regione di esercitare le proprie competenze in materia di tutela della salute e del governo del territorio, soprattutto a fronte delle diffuse criticità del servizio di depurazione delle acque reflue sul territorio regionale.

5) L’AFFIDAMENTO DEL SERVIZIO E LE TARIFFE – Il servizio si prevede sia affidato ad un unico gestore per ogni ambito, in modo da poter meglio beneficiare della grandezza del soggetto, per ottenere maggiori economie di scala nella gestione del servizio, specialmente nel settore degli investimenti e, quindi, ridurne l’impatto sulle tariffe.

“Chi dunque grida a un presunto ‘scandalo privatizzazione’ – conclude Raimondi – altro non fa che seminare falsi allarmi. In Lombardia l’acqua resta un bene pubblico””.

(Lombardia Notizie)

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